Tornano le pagelle uRadiane di questa 76esima edizione del festival, sappiamo che le stavate aspettando, siete prontə?

“OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE” – ENRICO NIGIOTTI
Già dal titolo “Ogni volta che non so volare” si intuisce un Enrico Nigiotti profondamente introspettivo, pronto a mettere nero su bianco ciò che lo stomaco, prima ancora della testa, gli suggerisce. È il racconto di una notte attraversata dai ricordi, di quei momenti in cui la nostalgia diventa lente attraverso cui osservare l’inesorabile scorrere del tempo, le paure che ci abitano e le insicurezze che, prima o poi, toccano ognuno di noi, esponendo, al contempo, il valore che riveste l’avere persone su cui contare nei momenti in cui si cade.
Il brano sembra scavare proprio in quella tendenza tutta umana a tornare con la mente al passato: memorie che riaffiorano, scelte che si rimettono in discussione, possibilità che si immaginano diverse. In questo flusso di pensieri emergono anche le frustrazioni, i dubbi sul proprio valore, la “mania” di dover andare sempre bene, di essere sempre all’altezza. È la fotografia della società del nostro tempo che corre, che vuole solamente performare, che fatica a concedersi fragilità.
Invece Nigiotti, livornese autentico e diretto, ribalta la prospettiva: ci ricorda che, nel viaggio complesso che è la vita, la vera grandezza sta nelle persone che restano. Quelle che ci guardano con amore, che ci sostengono quando cadiamo, che rimangono “ogni volta che non so volare”. È un inno silenzioso alla presenza, al valore degli affetti, a ciò che conta davvero quando tutto il resto vacilla.
Un brano che invita a fermarsi, regalandoci la possibilità di pensare a dolci ricordi, e che rivela un messaggio più attuale che mai. Ora non resta che ascoltarlo e lasciarci trasportare.
Voto: 8
Giada Cacciacarne
“STELLA STELLINA” – ERMAL META
Tutti conoscono la ninna nanna Stella stellina che viene cantata ai bambini e bambine, putroppo non tutti i bambini condividono la stessa esperienza. Nel brano che sarà portato in gara di Sanremo 2026, Ermal Meta racconta la storia di una bambina che “come le farfalle” ha vissuto un giorno solo e non potrà più respirare l’aria che c’è “tra muri e mare”, una vita spezzata. Il testo è pieno di empatia e compassione verso la bambina di cui è rimasta solo la bambola che il narratore tiene nelle mani.
Il narratore non smette di pensare al destino della povera “farfalla” ma nonostante tutto non vuole essere freddo come il marmo, perché alcuni sentimenti, anche se sono pesanti, vanno provati, perché il non sentirli porta al non sentire più niente – la cosa peggiore per un essere umano, il punto di non ritorno. Forse questo si intendeva nelle righe Ho cercato di strapparmi il cuore, perché senza non si muore, ma ho avuto paura nel mentre di non sentire più niente.
Mentre il mondo si è immerso nell’inverno delle battaglie e scontri, si aspetta l’arrivo di primavera, da una collina, con speranza nel cuore. Alcuni bambini non la vedranno, ma verrano con il vento di primavera.
L’ispirazione viene dalla figlia del cantante, Speranza, che, a quanto pare, canticchiava la ninna nanna famosa. Il brano unisce i motivi latini e balcanici, ciò promette una canzone abbastanza interessante dal punto di vista musicale. Per Ermal Meta non è la prima volta che lui racconta l’ostilità del mondo dal punto di vista di chi ne soffre. Ricordiamo tutti la canzone vincitrice del Sanremo 2018Non mi avete fatto niente presentata insieme a Fabrizio Moro, che tratta della forza davanti all’odio e la speranza. A parte questo, nel 2022 è uscito il romanzo di Meta Domani e per sempre che tratta della storia dell’Albania durante la Seconda Guerra Mondiale. Queste opere attraversa, come il filo rosso, il tema dei conflitti mondiali e la speranza, che rimane nel cuore nonostante tutto.
Voto: 8
Arina Zahkarian
“MALE NECESSARIO” – FEDEZ E MASINI
Di Fedez si sa, ma la carriera di Marco Masini meriterebbe una sceneggiatura cinematografica. Discreto musicista ed ottimo arrangiatore raggiunge la fama a cavallo tra anni ottanta e novanta parlando di disagi adolescenziali e rabbia giovanile. Per fare un paragone di lì a pochi anni arriveranno a trattare gli stessi temi gli 883 ed Eros Ramazzotti: nel paragone la poetica di Masini, sicuramente meno efficace, non può non essere considerata sicuramente più coraggiosa, quasi blues, almeno per temi e toni, se non per stile. C’è poi un periodaccio fatto di album assolutamente perdibili, ma anche dello stigma di iettatore (accettato allora con risatine complici da tutto il mainstream) che lo portarono ad un annuncio di ritiro a cavallo del nuovo millenio ed un ritorno dopo qualche anno che ha avuto il suo apice nella vittoria dell’edizione 2004 del Festival.
Questo incipit per dire che se Fedez porta in dono al duo follower, visualizzazioni, fama e risorse il testo è molto più masiniano che fedeziano. La poetica convince, la metrica funziona e pare calzare a pennello sulle qualità vocali dei due.
Siamo di fronte ai vincitori? Fedez porta con se una quota di fan non trascurabile, ma polarizza il voto con una quota non trascurabile di italiani disposta a votare chiunque tranne lui. Masini, peraltro con buone vibes nell’elettorato conservatore di mezza età potrebbe essere per il buon Federico Lucia, il barbero vincente per alzare per primo il nerbo nel terzo giro di questo Sanremo.
Voto: 8
Cosimo Francini
“IL MEGLIO DI ME” – FRANCESCO RENGA
Francesco Renga all’Ariston è un po’ come il divano di casa: magari cambi i cuscini, cambi il colore delle pareti, ma lui resta lì. È uno di quei veterani (anzi veteranissimi) che ormai sembrano parte dell’ “arredamento” e della scenografia del Festival. Ogni tanto passa qualche anno, poi torna. E quando torna, lo fa sempre bene. Il testo di “Il meglio di me” è una riflessione molto adulta sull’amore. Non parla di colpi di fulmine o promesse esagerate quasi adolescenziali, ma di difetti, errori e del bisogno di essere accettati nonostante tutto. È quasi una confessione: riconoscere il “peggio di sé” e allo stesso tempo dire a qualcuno che rappresenta “il meglio”. Non ci sono immagini particolarmente originali o metafore sorprendenti. Si parla di paure, fragilità, perdono. Temi che nella musica italiana – e soprattutto quella che si sente al Festival – abbiamo sentito tante volte. Però qui funzionano perché sono messi insieme in modo semplice e coerente. Quello che colpisce è proprio la sincerità del testo. Non vuole stupire con frasi a effetto, ma raccontare un sentimento con equilibrio. Forse non è il brano più rischioso del Festival, ma è solido. E quando Renga parla di amore in questo modo sappiamo che sa colpire dritto al cuore come con la sua vittoria con Angelo nel 2005.
Voto: 8
Ludovico Proia
“STUPIDA SFORTUNA” – FULMINACCI
Se state leggendo questo trafiletto su Fulminacci e ne siete grandi ascoltatori saprete già cosa aspettarvi. Per la sua seconda entrata in scena a Sanremo (la prima avvenne nel 2021 con Santa Marinella), Fulminacci porta un testo che sa tantissimo di già ascoltato, riuscirete persino a canticchiarla associandola alle melodie di qualsiasi sua altra canzone. E’ un difetto? Ammetto che per certi versi dovrebbe esserlo, ma chi ama la sua penna non può che sorridere leggendone il testo, ricordandosi tutte quelle settimane passate a passeggiare con un sorriso malinconico.
Perché è questa Stupida Sfortuna, una di quelle passeggiate riflessive in cui ridi ogni tanto da solo, e va bene così.
Voto: 8
Marco Sipione
“ITALIA STARTER PACK” – J-AX
Zio-Ax torna per la seconda volta al Festival di Sanremo, ma questa volta da solista. Nel brano in gara racconta con ironia quale sarebbe il “pacchetto base” per essere italiani: uno stereotipo dell’italiano medio che non ha troppa voglia di lavorare, che spera sempre nel colpo di fortuna e che si indigna più per l’ananas sulla pizza che per gli stipendi bassi.
Con tono provocatorio, elenca vizi e contraddizioni del nostro Paese, trasformandoli in una fotografia pungente ma divertente dell’Italia di oggi. Potrebbe essere una delle poche canzoni, se non l’unica, in gara a non parlare d’amore, e questa scelta ci piace.
C’è grande curiosità anche dal punto di vista musicale: Lo Zio ha spoilerato che porterà un genere nuovo per lui, il country. E ora la domanda è una sola: questo “Pappapparappa” sarà uno di quei ritornelli che ti si infilano in testa e non ti mollano più?
Voto: 7
Rosalia Panepinto
“POESIE CLANDESTINE” – LDA E AKA7EVEN
Prima di cantare insieme, LDA e Aka7even avevano già vissuto il palco del Festival di Sanremo da solisti: LDA nel 2023 con “Se poi domani”, e Aka7even nel 2022 con “Perfetta così”.
In questa edizione tornano insieme con “Poesie clandestine”, una vera canzone d’amore che racconta un sentimento profondo, fatto di dubbi ma anche di passione. Versi come «Questa storia che è piena di ma, piena di se, come te, bella da farmi mancare l’aria, tu sei Napoli sotterranea» descrivono un amore che toglie il fiato, complicato ma irresistibile.
Voto: 7,5
Maria Teresa Frezzotti
