Sanremo 2026: le pagelle di uRadio per i testi dei cantanti in gara (prima parte)

Tornano le pagelle uRadiane di questa 76esima edizione del festival, sappiamo che le stavate aspettando, siete prontə? Si parte!

Foto: TV sorrisi e canzoni


“MAGICA FAVOLA” – ARISA

Arisa è da anni una presenza importante a Sanremo. Ha vinto nel 2009 tra i Giovani con Sincerità, poi nel 2014 tra i Big con Controvento, e nel 2012 è arrivata seconda con La notte. Ogni volta ha portato canzoni molto emotive, mettendo al centro la sua voce intensa e riconoscibile.Nel 2026 torna con Magica favola, una ballata dolce  che parla di crescita, sogni e forza interiore. Il brano racconta il percorso di una donna che impara ad accettarsi e ad amarsi, anche dopo le difficoltà.
Una frase che riassume bene il senso della canzone è :<< “Io mi perdo tra le onde,con il sole che piano si accende, e il passato diventa presente” che esprime proprio l’idea di fragilità trasformata in consapevolezza.
In poche parole, è una canzone delicata ma potente, in perfetto stile Arisa: semplice nel linguaggio, ma capace di arrivare dritta al cuore.

Voto: 7

Maria Teresa Frezzotti


“RESTA CON ME” – BAMBOLE DI PEZZA

Tutti (quasi) hanno una loro dignità nello stare al mondo. Tutti tranne i Tom Jumbo – Grumbo e omologhi. Chi è TJG? E’ la balena antropomorfizzata di Bojack Horseman conduttore di Talk Show che nel parlare di aborto dà la parola a tre uomini con il papillon. Sulla base di queste premesse quindi figuratevi se io maschiobiancoeterocisborghesediprovincia posso andare a spiegare alle Bambole di Pezze come fare le femministe. Sembra però ovvio che la band lombarda rappresenti proprio la quota femminisma in questo festival in cui il buon Carlo Conti proverà a trovare un difficile equilibrio tra lalocura sanremese ed il mood conservatore imperante.
Ma non dovevi parlare del testo? Ah si è vero.
Il contenitore è metricamente gradevole attorno al ritornello, ampiamente collaudato, della necessità che l’altro non se ne vada ma che, per l’appunto resti, perchè le difficoltà ci cambiano e ci rafforzano. Un corposo niente contenutistico che però ha tutte le caratteristiche per essere cantato a squarciagola nelle nostre serate di primavera. E se il radical chic dentro ognuno di noi avrà da ridire, ricordiamoci che il radical chic che è in ognuno di noi generalmente è una merda.

Voto: 6,5

Cosimo Francini


“TI PENSO SEMPRE” – CHIELLO

In occasione di Sanremo 2026, Chiello approda sul palco dell’Ariston per la seconda volta. Dopo l’apparizione dello scorso anno in veste di ospite, questa volta l’artista concorre ufficialmente con i 29 Big. La sua prima esperienza al Festival risale infatti all’edizione dello scorso anno, in cui ha affiancato Rose Villain nell’interpretazione di Fiori rosa, fiori di pesco di Lucio Battisti nella serata cover. 
Quest’anno Chiello si presenta in gara con Ti penso sempre, un brano che, sin dai primi versi, evoca l’atmosfera malinconica e nostalgica che caratterizza la sua produzione a partire dal debutto solista. Il pezzo si muove all’interno di una dimensione emotiva fragile e disillusa, raccontando senza filtri il momento in cui ci si trova a fare i conti con la fine di un amore che si è dissolto lasciando dietro di sé rimpianti, parole non dette e la consapevolezza di essersi feriti reciprocamente.
Le espressioni utilizzate trasmettono un forte disillusione (“Quindi amarsi a cosa serve? / Se finiamo per odiarci”) ma anche la stanchezza emotiva che si prova quando si rimane bloccati di fronte al dolore (“Ti penso sempre / Voglio disinnamorarmi”). Inoltre, la ricorrenza della negazione “non” contribuisce a rafforzare un clima di pessimismo e immobilità, segnando una frattura netta tra ciò che era prima e l’adesso irrisolto che segue la rottura.
Pur facendo uso di un lessico semplice e di costruzioni poco elaborate, Chiello riesce comunque a colpire per la sua autenticità e forza emotiva, portandoci a immergerci nella sua dimensione più intima.

Voto: 6,5

Vittoria Burchietti


“AI AI” – DARGEN D’AMICO

Il testo di Dargen D’amico è inconfondibilmente suo ma resta meno politico rispetto all’ultima partecipazione sanremese in cui ha portato sul palco la questione migratoria facendoci ballare e riflettere. Adesso torna con un pezzo forse piú leggero che ci invita a non dimenticare le sensazioni autentiche impossibili da generare con l’intelligenza artificiale.
Un passeggiata in Italia che ci ricorda le sensazioni che possiamo vivere sulla nostra pelle in una sera d’estate dopo che il sole rovente ha baciato la nostra pelle.
Il colmo sarebbe se a fine gara Dargen D’Amico rivelasse che la canzone è generata dall’AI.

Voto: 7

Vittoria Calabrese


“CHE FASTIDIO!” – DITONELLAPIAGA

Al Festival di Sanremo 2026, Ditonellapiaga porta sul palco un piccolo manifesto dell’irritazione contemporanea. Che Fastidio! non è solo un elenco di cose che danno sui nervi: è un catalogo emotivo, una lista della spesa dell’insofferenza collettiva, scritta con l’evidenziatore fluo e letta ad alta voce davanti allo specchio.
La forza del brano sta nella sua ironia affilata. Ditonellapiaga snocciola convenzioni sociali, pose studiate, arrivismi travestiti da ambizione, riti quotidiani che sembrano innocui ma grondano ipocrisia. Ogni verso è una puntura sottile. Si ride, sì, ma con quel retrogusto amaro che arriva quando ti accorgi che stai ridendo anche di te.
E poi c’è quella domanda che ritorna, quasi un tic nervoso: “sono matta io?”. È qui che la canzone si apre davvero. Il fastidio non è solo rabbia: è spaesamento. È la sensazione di essere fuori ritmo in un mondo che marcia compatto verso l’omologazione.
In un’edizione spesso dominata dai buoni sentimenti, Ditonellapiaga sceglie il fastidio come lente d’ingrandimento sul presente. E riesce a trasformarlo in qualcosa di sorprendentemente liberatorio.
A partire dalla lettura del testo, mi aspetto un pezzo musicalmente ritmato, di grande carattere e dichiaratamente pop: una produzione incisiva, pulsante, capace di trasformare l’irritazione in energia contagiosa. Ha tutte le premesse per diventare uno dei tormentoni dell’edizione

Voto: 8

Alice Muti Pizzetti


“AVVOLTOI” – EDDIE BROCK

Eddie Brock è uno di quegli artisti che prima ti compaiono su TikTok “per caso”, poi te li ritrovi ovunque. Complice la viralità di “Lei è bellissima ma non è te”, è riuscito a costruirsi un pubblico abbastanza numeroso e Carlo Conti l’ha afferrato al volo e portato sul palco dell’Ariston.
Il testo della canzone Avvoltoi che porta a Sanremo racconta una situazione semplice ma efficace: lui che prova a fare un passo avanti, lei che continua a scegliere un altro che la farà soffrire. E puntualmente torna invece da lui a piangere.
Una dinamica ripetitiva, quasi frustrante, che il brano rende bene.La frase più forte è sicuramente “È più facile per te farti spogliare che spogliarti il cuore”. È diretta, senza troppi giri di parole, e centra il punto della canzone: la paura di mettersi davvero a nudo.Il testo non è particolarmente ricercato, ma è immediato. Forse il ritornello insiste un po’ sugli stessi concetti, però questo ripetersi rende anche l’idea di un errore che continua a tornare.È una canzone che punta tutta sulle emozioni e sulla riconoscibilità della storia. Non cerca effetti complicati: vuole colpire chi in quelle parole si rivede. E in questo, funziona. Vediamo se Eddie Brock saprà rompe la sua bolla creata nel piccolo schermo di Tik Tok e sbancare anche sul grande schermo della kermesse sanremese.

Voto: 7,5

Ludovico Proia


“VOILA’” – ELETTRA LAMBORGHINI

Io sono una “Elettra Lamborghini a Sanremo 2020” apologist. Myss Keta nella serata cover ha corso così che Tony Pitony potesse camminare.
Per quanto riguarda il brano in gara, Voilà, a giudicare dal testo potrebbe essere una salsa divertente, totalmente estiva (E poi ci sale sale su / Quest’aria di mare / Un po’ ti odio un po’ I love you). C’è anche un riferimento a Raffaella Carrà (Dai comincia tu / E allora viva viva viva la Carrà), il che mi fa pensare che il brano sarà molto upbeat. Dopo un inverno abbastanza brutale (vi scrivo dalla Polonia, dove abbiamo toccato i -25° e dalla finestra vedo ancora la neve) c’è decisamente bisogno di un tormentone estivo leggero, senza pensieri. Leggendo il testo faccio fatica a immaginare Afrojak nei panni del tipo con cui fa l’amore Fino all’alba / Come due gatti dietro a qualche bar / Su una cabrio senza targa / Noi due sotto un cielo a pois.
Sicuramente non si piazzerà molto in alto nella classifica finale, ma magari sarà nella mia top 10 del Wrapped di quest’anno.

Voto: 6

Federica Pisacane

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