L’arte della disobbedienza: due autrici fuori dal coro

Per quanto ci piaccia immaginare il mondo editoriale come un enorme calderone in cui ogni scrittore e scrittrice possa trovare il suo piccolo spazio per esprimersi con la propria voce, la realtà spesso tende a non collidere con la fantasia.
Tra esigenze editoriali, correnti di estremo successo e sistemica crisi del mercato, distanziarsi da quelli che sono i tropi più comuni della narrativa di genere diventa sempre più complicato.

In questo articolo tratteremo di due scrittrici distanti tra loro tre decenni, e di come abbiano deciso di non inseguire il successo dei Grandi della narrativa, ma di percorrere una strada tutta loro. Di come abbiano deciso di diventare, a loro volta, grandi.

La pacata rivoluzione di Diana Wynne Jones

Siamo in pieni anni ’80, e il fantasy è nel suo periodo più florido. Tutti leggono le imprese di Frodo Baggins per gettare l’Unico Anello nel Monte Fato. Al cinema esce Conan il Barbaro con un giovanissimo Arnold Schwarzenegger, che porta nelle sale l’archetipo del barbaro fantasy, nato dalla penna di Robert E. Howard. Chiunque respiri agogna una copia del set rosso di Dungeons&Dragons, noto gioco di ruolo carta e penna tornato negli ultimi alla ribalta grazie alla serie Stranger Things.

Capirete bene che discostarsi da questo immaginario così coeso, basato su scontri all’arma bianca e creature leggendarie, appare come un vero e proprio atto suicida.
Una direzione alternativa era già stata presa da Ursula K. Le Guin un decennio prima, che diede un bello scossone con il suo Il Mago Di Terramare. Sfruttando tutte le caratteristiche del genere, si era concentrata più sull’interiorità dei personaggi, sul loro viaggio interiore nel bel mezzo di una grande avventura.

Diana Wynne Jones scrive sulla poltrona di casa, il suo “angolo creativo” preferito.

Diana Wynne Jones sceglie di scavare più a fondo, ripescando direttamente dalle più classiche fiabe europee, infischiandosene però di draghi, elfi e tutto ciò che stava vendendo come il pane in quegli anni.
Voleva solo scrivere un fantasy in cui gli oggetti delle fiabe erano reali, e mostrare come i suoi personaggi restassero umani anche in un contesto del genere.
Così nel 1987 pubblicò Il castello errante di Howl, e l’intero genere ebbe una silenziosa, potente rivoluzione. Il pubblico leggeva di castelli che camminano, fuochi che parlano, porte che conducono in luoghi diversi. Ma ciò che davvero vivevano era Sophie, una ragazza che non riesce a opporsi a un futuro monotono, già scritto. Una ragazza incapace di prendere posizione, che vive per inerzia e che trova, in una maledizione che le viene inferta, la chiave per avere la forza di scegliere il proprio destino.

Anche se avete visto il meraviglioso film prodotto dallo Studio Ghibli, la lettura di questo capolavoro è altamente consigliata. Leggerlo è un po’ come respirare dopo aver avuto un lungo raffreddore. Ti eri persino dimenticata di quanto potesse essere bello.


Cosa significa Cadavere Squisito in questa crisi editoriale

Spostiamoci molto più avanti, a poco meno di 10 anni fa. Come certo saprete, la vendita di libri è ai minimi storici a livello mondiale (ignoriamo la situazione ancora più critica in cui versa l’Italia), e i lettori forti sono sempre meno. Le grandi case editrici cercano di spremere il più possibile questi pochi lettori, riponendo in loro il peso di mantenere in piedi l’intero ecosistema editoriale. Ma come fare, oltre che con sconti discutibili che incentivano a comprare 3 o più volumi (vero, Einaudi?) e tote bags tra le più disparate?

Ma certamente dando al lettore quello che esattamente vuole. Proporre spesso le stesse idee, le stesse trame un po’ rimaneggiate. Se ti è piaciuto questo, adorerai quelloEcco la nuova edizione del classico X con la copertina in tela, con un taccuino, con una tazza, con una cartolina…
In un mercato del genere, proporre qualcosa di diverso, che potrebbe non avere nemmeno il successo atto a ripagare l’investimento, sembra essere un salto nel buio che in molti preferiscono evitare. E purtroppo è comprensibile. Una soluzione? Dare un’occhiata alle piccole case editrici, che spesso sono molto più inclini a dedicarsi a progetti davvero curiosi. Tra queste, è doveroso parlare di Eris Edizioni, che ha scelto di portare in Italia, con enorme successo tra l’altro, il più importante romanzo della scrittrice argentina Agustina Bazterrica, Cadavere squisito.

In totale contrasto rispetto all’opera di Diana Wynn Jones di cui abbiamo trattato prima, il romanzo di Agustina è soffocante, angusto, e fa davvero venire la nausea.
La trama, di per sé, è molto semplice: in un mondo distopico in cui non è più possibile consumare carne animale, il sistema capitalistico non si ferma e prende piede la pratica di allevare, macellare e mangiare carne umana.

Detto così, sembra il “classico” romanzo contro il capitalismo, contro l’assunzione di proteine animali, uno di quei romanzi che il vostro zio di fiducia definirebbe “sinistroide e radical chic”.
E in apparenza potrebbe anche avere ragione, se dietro questo breve romanzo non ci fosse molto di più. Il vero tema principale è il peso che le parole possiedono, e quanto sia facile alienare una società dicendo le cose come stanno, ma solo con parole diverse, parole pulite. Ed è così vero da essere agghiacciante.

Mentre vedremo tutto il processo di allevamento e macellazione passo passo (si tratta di testi davvero forti, sconsigliati a un pubblico suggestionabile), verrà ribadito più volte dai personaggi come sia proibito chiamarli umani, in preferenza di un più abbottonato “capi”. Nessuno deve mai parlare di carne umana, ma di “carne speciale”. E nessuno deve mai definirsi un omicida.
Agustina Bazterrica è una vera artista dell’orrido: vedrete un mondo orribile ai nostri occhi, e perfettamente giustificato da chi lo vive. Ma attenzione, anche i diversi personaggi del romanzo sono prossimi a un punto di rottura, tutti lo sono. Ma le parole pulite, quelle istituzionali, riescono a fermare una società prossima collasso. Riescono a reggere i cocci e a dare una contorta direzione all’umanità.

Se non siete di stomaco debole, vi consiglio assolutamente di recuperare questa lettura disturbante. E vi invito a stare attenti a tutto ciò che vi circonda nel mondo reale, ma so che non dovrò ricordarvelo. Dopo la lettura, sarà inevitabile notare ombre nuove attorno a voi. Ombre che sono sempre state lì.

Marco Sipione

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